Quello che le donne [non] dicono

di Valeria Collevecchio

  • nov1

    Mamme

    ore18:52

    Riceviamo, e volentieri pubblichiamo.

    “Giovedi 18 ottobre, riunione con i genitori dei bambini di prima” c’era scritto nell’avviso.

     L’ho segnato in agenda con 2 settimane d’anticipo e doppia sottolineatura. Impegno inderogabile, insomma. E se qualcuno, al lavoro,  avesse provato a chiedermi un cambio di turno, ero già pronta a scomodare visite mediche di vitale importanza.

    La verità, NO.

    Perchè ho imparato che avanzare più che legittime motivazioni “filiali”, ahimè, è rischioso. Il minimo è essere  bollata come “una che mette i figli davanti” anche se sei una lavoratrice instancabile.

    La chiamerò SCONFITTA N. 1:  sul lavoro le esigenze di un figlio valgono infinitamente meno di un appuntamento con il dentista o di una partita a calcetto.  Ma  di  questo giovedì 18 ottobre,  di sconfitte, se ne possono raccontare parecchie. La riunione è in classe, in mezzo ai disegni e ai lavori dei nostri figli. 

    Nunzia, Flavia e Maggì, le maestre, ci  raccontano cosa fanno nelle 8 ore trascorse a scuola i nostri  bambini. Mi viene istintivo contare quanti sono i papà: 5 in tutto ( uno è  mio marito). Le mamme, invece,  sono a ranghi completi: 19 .  Capisco che per i padri sia ancora più difficile far passare l’idea che serve un giorno, o anche solo 2 ore, per capire qualcosa di più di quello che succede ai loro  figli…lo capisco, ma conta decisamente come la SCONFITTA N.2.

    La serata prosegue, tra mamme, a casa di una di loro. Mentre i ragazzi giocano, noi chiacchieriamo in cucina. Guarda caso è sempre lì che le donne si ritrovano a dirsi cose importanti…

    Laura mi racconta che ha lasciato un impegno di lavoro extra: troppe ore, troppa strada , nessuna soddisfazione. Meglio non tirare il collo, avere il tempo di accompagnare Luca in piscina. In fondo se lo può permettere, dice. Io approvo e la invidio un po’.

    Carla invece  – una laurea e un lavoro mollato per seguire 3 figli – mi  dice che vorrebbe riprendere a fare qualcosa. Con il vecchio studio da commercialista non è possibile: o 9 ore al giorno o niente. Così, per arrotondare,  sta pensando anche di andare a fare le pulizie da qualcuno. Sua madre, che le pulizie le ha fatte per farla studiare, soltanto all’idea è scoppiata in lacrime.

    Anche io sobbalzo e ancora di più quando sento dire che un’altra mamma, laureata in fisica, si arrangia preparando cene per amici e conoscenti…..

    SCONFITTE, NON CLASSIFICABILI, troppo ingiuste, troppo dolorose. Sono anche mie, di tutte noi che resistiamo…..

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