Quello che le donne [non] dicono

di Valeria Collevecchio

  • Ore 12. Roma.

    In un condominio di Cinecittà entrano due donne. Hanno gli occhi gonfi, stanchi e il viso tirato. E’ stata una notte interminabile per Sabrina e Giuliana, una notte fuori casa per cercare di salvare il loro posto di lavoro part time. Un posto conquistato a fatica, con le unghie e con i denti, dopo anni di trattative. Il call center dove sono state assunte sette anni fa a tempo indeterminato, è uno dei più grandi d’ Europa. Ora  una sede chiuderà e loro, come tante altre, diventeranno delle cassaintegrate.

    Hanno combattuto per venticinque ore, hanno litigato, battuto i pugni sul tavolo, hanno minacciato di abbandonare la trattativa poi, esauste e  senza aver raggiunto alcun risultato, sono tornate dai loro figli.

    Le avevo conosciute durante una manifestazione in piazza del Pantheon: Sabrina la cattiva, Giuliana la riflessiva. “Quando siamo insieme sembriamo Starsky e Hutch, io faccio il poliziotto duro – mi dice Sabrina- pronto a prendere a pugni chi ho davanti pur di arrivare a raggiungere un risultato, Giuliana invece interviene nel momento in cui sembra tutto perduto, per riportare la pace…sono anni che facciamo così….e funziona!”.

    Sono stanche ma ancora piene di carica umana. Sono state loro a contattarmi: “Siamo 632 lavoratori, il 76% donne, dopo anni di battaglie per ottenere la sicurezza del posto fisso siamo stati messi alla porta. E sa perché?” mi racconta Sabrina, “perché il proprietario delocalizza al sud, in Calabria, dove ha trovato nuovi sgravi fiscali e dove potrà  pagare meno i nuovi dipendenti. E’ una vergogna. Poi magari lascerà a casa anche loro per andare chissà dove”. 

    Ha gli occhi rossi come il fuoco, Sabrina, per la stanchezza e per la rabbia. E la voce roca, come quella di chi per ore non ha voluto mollare. Giuliana la guarda, parla al telefono continuamente. Racconta senza sosta alle altre colleghe tutto quello che è accaduto, le paure e i rischi per quel futuro ormai così vicino da essere “domani”. E domani è arrivato e come un uragano ha spazzato via anni di conquiste: la maternità, le ferie, la malattia. Le lettere per la cassa integrazione sono partite. La nuova sfida è iniziata. Loro sono lì, pronte, con l’elmetto in testa a lottare di nuovo per il loro diritti…

    (Roberta Serdoz)

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