Quello che le donne [non] dicono

di Valeria Collevecchio

  • ago10

    Josefa

    ore13:31

    In gara Josefa ha messo in pratica quello che nella vita le è sempre venuto d’istinto.

    Quel partire lenta, senza bruciare tutto e subito, quel progredire senza paura della fatica, tenendo d’occhio le avversarie ma soprattutto se stessa. 

    Verso il traguardo.

     E i risultati sono arrivati, eccome.

    Già quando era una ragazza, con il bronzo alle olimpiadi di Los Angeles nell’84, ma soprattutto in età matura. L’oro nella sua specialità, il kajak, lo ha vinto a 36 anni, Olimpiadi di Sydney nel 2000, quando in braccio aveva già un bambino di 5, Janek, biondo e solare come lei, e nell’ambiente si sussurrava: “ Cosa vuoi che vinca Josefa, alla sua età…”

    E poi con Jonas nel passeggino ad Atene nel 2004 si è portata via il bronzo. Ed è stato per un soffio che quattro anni dopo a Pechino è arrivato “solo”, ma si fa per dire, l’argento.

    E così quando ora a Londra è scesa in acqua per l’ultima volta, dopo aver vinto la semifinale, anche se il fotofinish la vuole quinta sulla linea immaginaria dell’arrivo, nessuno ha voglia di considerarla una sconfitta. Con le sue otto olimpiadi infilate di seguito Josefa è un monumento alla forza di volontà, una leggenda sportiva. Una carriera vissuta senza inganni e senza frodi, senza recriminazioni o accuse, neppure quando la medaglia piu’ preziosa è sfumata per una manciata di millesimi di secondo. Negli anni, intervista dopo intervista, abbiamo visto il suo bel volto incresparsi sotto il sole, le guance sfilarsi, diventare meno rotonde. Crescere il suo equilibrio, sempre con la famiglia intorno, il marito Guglielmo, allenatore e compagno nella vita, il primo a rimanere stupito e affascinato dalla sua determinazione.

    Josefa che all’alba si infila il maglione e sfida la nebbia sul lago per allenarsi.

    Josefa che dopo due gravidanze risale sulla canoa.

    Josefa che in palestra tira su pesi, come se stendesse al sole le lenzuola.

    E quando alla fine, dopo l’ultima gara dice:   “Basta. Lascio.  Alle Olimpiadi di Rio non ci sarò. E’ stato bello sognare ancora una volta insieme”, quello che stupisce di lei, ancora una volta, è il sorriso sereno, di chi vive e guarda al futuro con un equilibrio ben saldo tra le mani.

    E poi a chi è sulla soglia dei 50 anni, torturato dai bilanci e dalla sensazione che le opportunità stiano sfuggendo, vuole lasciare un messaggio:

     “Non mollate mai. Non è mai troppo tardi per mettersi in gioco, per vivere bene.”

    Nel suo futuro c’è un proposito: raccontare le storie degli altri.

    “Soprattutto di quelli che perdono – dice – perché vincere è facile. E’ quando perdi che devi essere davvero un campione”.

    [Francesca Capovani]

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