Quello che le donne [non] dicono

di Valeria Collevecchio

  • giu28

    Mirella

    ore19:05

     

    Sta in silenzio, non volta mai lo sguardo dall’altra parte, Mirella.

    Seduta in un cortile, ospitata da uno dei suoi vicini, guarda imperterrita la ruspa che, pezzo dopo pezzo, butta giù la sua casa, ormai irrecuperabile dopo il terremoto.

    Una palazzina degli anni Sessanta, a Cavezzo. Emilia.

     E pezzo dopo pezzo se ne va anche la sua anima.

    Non piange, o almeno ci prova.

    Gli occhi però sono gonfi  e rossi.

    Si tortura le mani, stropiccia un fazzolettino di carta che forse per pudore non vuole usare davanti ad una telecamera. Un uomo, probabilmente il marito, spunta da dietro l’angolo, quasi non ci guarda, le dà un bicchiere d’acqua, la incita a bere almeno un sorso. Fa un caldo tropicale, si sfiorano i quaranta gradi, con l’umidità tipica della Bassa.

    “E’ un dolore fisico ma dovevo esserci”, ci risponde quando le chiediamo perché ha deciso di stare a guardare. “Lì dentro ci sono tutti i miei ricordi, quella è la mia casa”.

    Non parla al passato, Mirella, quella casa è la sua, lo è ancora e lo sarà sempre. Anche se degli operai su una ruspa la stanno sbriciolando lentamente davanti a lei. Forse, pensiamo noi, sarebbe meglio che venisse giù tutta insieme. E invece no, è uno stillicidio inesorabile.

    Noi dobbiamo andare via, i tempi della televisione sono sempre troppo stretti per drammi tanto grandi. Mirella, la lasciamo lì. Ci resterà fino alla fine, probabilmente, fin quando la sua casa non esisterà più. Un dramma comune, adesso, nelle zone terremotate. Anni distrutti, oggetti che non sono solo oggetti ma pezzi di vita. Portati via per sempre. Le domande su come è stata costruita quella casa, sul perché non abbia retto, verranno dopo.

    La ricerca della colpa, adesso, non ha spazio nel cuore di Mirella.

     Come Mirella, tante altre donne. Le donne emiliane, forti e sorridenti nonostante tutto.

    E che quando chiediamo “ma come fa ad avere il sorriso sulla bocca?”  ti rispondono: “Vinciamo noi, perché il terremoto lo prendiamo per stanchezza”.

     [Sara Segatori]

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