Quello che le donne [non] dicono

di Valeria Collevecchio

  • “Ma come, in un processo così importante, con tutti i parenti delle vittime di fronte, quello dorme?”

    Ce l’ha con un giudice della corte che durante l’udienza sonnecchia.

    Mi colpisce l’indignazione di questa ragazza bellissima, dagli occhi chiari, i capelli ricci ricci, la pelle bianca. E’ giovane. Molto, forse troppo.

    La incontro tra gli austeri corridoi della Cassazione durante l’ultimo atto del processo Aldrovandi.

    E’ venuta qui anche lei, come Ilaria, Lucia, Domenica, sorelle, figlie di uomini morti mentre erano nelle mani dello Stato.

    Mi dicono che si chiama Grazia, che lei è una “nipote”.

     Che da anni combatte una battaglia. Da sola. Inascoltata.

    La avvicino, e lei è un fiume in piena.

    “Abitiamo vicino Salerno, siamo decentrati, periferici, abbandonati. Mio zio era una brava persona, non aveva mai fatto male a nessuno. L’hanno lasciato morire così, dentro un ospedale, senza farcelo vedere. Legato ad un letto, mani e piedi. Ci sono le immagini, è tutto documentato”.

    Una storia mai sentita. Leggi tutto…

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