Quello che le donne [non] dicono

di Valeria Collevecchio

  • giu15

    Raffaella

    ore13:38

    La scorgo nel piazzale della sua azienda, nella zona industriale di un paesino vicino Cento, povincia di Ferrara. Non è stato facile trovarla. E’ al telefono quando ci vede arrivare da lontano. Si mette a ridere.

     “La RAI!”, non ci può credere. Chiama tutti a raccolta, ci chiede come mai siamo arrivati fin là, cerca di convincerci che non c’è nulla di strano, nulla di speciale, in quel piazzale. A parte il fatto che tutti, qui, sorridono. E dopo una settimana di pianti, di disperazione, di lutto, di paura, girando tra i borghi distrutti dal terremoto di questa Emilia, lei non sa, non può capire quanto faccia impressione, finalmente, vedere qualcuno sorridere.

    “Questa è la parte progettazione elettronica – parte subito in quarta Raffaella, recuperando il piglio da manager, concreta, semplice, essenziale, indicandoci un piccolo container prefabbricato sul piazzale – quella è la parte di esecuzione elettronica e sta arrivando un altro container per le impiegate del settore amministrazione e gestione. E questa  casetta di legno era nel mio giardino. L’ho portata qui. Ci lavoriamo io e mio figlio. Ufficio Direzione.”

     Si fa un’altra risata cristallina, Raffaella.

     “Praticamente tutta l’azienda è sul piazzale!”

    Dopo il silenzio dei paesi fantasma, evacuati, dopo l’immobilità delle zone industriali divenute zone rosse a causa degli operai morti sotto i capannoni del secondo violento terremoto di Mirandola, il 29 maggio, finalmente qui sento rumore. Un carrello che trasporta materiale, telefoni che squillano, il vociare degli operai, la confusione di un’attività a pieno regime.

    “Saremmo stati seduti sulla scrivania con l’angoscia, guardando i lampadari col terrore di un’altra scossa. Non era possibile. Abbiamo deciso di portare giù tutto”. E così la produzione non si è fermata, i clienti hanno ricevuto i prodotti, i fornitori hanno continuato a fornire e il famoso “ciclo”, non si è fermato. A beneficio di tutti.

    “Lavorare per combattere la paura?” non posso fare a meno di chiederle.  E lei, figlia di questa terra, di un’Emilia Romagna che non si arrende, che va avanti, che non ha paura, mi risponde, mi gela:”Lavorare per continuare a lavorare, SENZA paura. Lavorare sereni, sorridenti, senza il panico. Nonostante il terremoto”.

    Poi le squilla di nuovo il telefono. E Raffaella scappa via.

     Ridendo.

    [Valeria Collevecchio]

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