Quello che le donne [non] dicono

di Valeria Collevecchio

  • Quando arriva a Chiomonte, mercoledì 11 aprile, Marisa è triste, arrabbiata e forse anche un po’ rassegnata. Ma battagliera come sempre.

    I capelli grigi, corti e un po’ scomposti. Una faccia che sa di aria pura, degli inverni della Valle. Le gote rosse di chi lavora all’aria aperta a 30 gradi come a zero. I pantaloni della tuta. Una giacca beige. La tenuta da lavoro, come si veste da più di trent’anni per andare nei campi, a fare la terra. Come, forse, non potrà più fare qui. Perché la sua terra, tra tante altre, servirà ad altro. Servirà per farci i lavori della linea del treno ad alta velocità Torino-Lione. Sono anni che anche Marisa lotta contro quella linea, “ed è il Tav,  non la Tav, mica si dice la treno!”. Leggi tutto…

  • “Come donne nessuno ci ha regalato niente”.

    E’ la sua frase più celebre.

    Compiva ottant’anni, Miriam Mafai, all’anagrafe Maria, quando diceva:

     “Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai. Le conquiste delle donne sono ancora troppo recenti”.

    Noi seguiamo il suo consiglio, cerchiamo di non abbassare mai la guardia. E oggi che non c’è più, la vogliamo salutare così, Miriam, con le sue stesse parole, tratte dalla prefazione del suo libro Pane Nero. Leggi tutto…

  • Suo figlio Luigi oggi sarebbe maggiorenne.

     Invece la sua vita si è interrotta all’Aquila. Quella maledetta notte di tre anni fa, alle 3 e 32, quando la terra ha inghiottito 309  innocenti. Luigi, suo figlio, aveva 15 anni. Dormiva al Convitto Nazionale. Abitavano a Trasacco, troppo lontano per frequentare le superiori, avanti e indietro, ogni mattina.

    Meglio il Convitto, il collegio. Qualche sacificio, la struggente nostalgia per la lontananza, la preoccupazione di madre, ma un futuro per Luigi. Leggi tutto…

  • Lo confesso. Ho studiato un sacco prima di incontrare Arianna. E’ un colosso dell’informazione sul web e decisamente la sua fama mi intimidisce. Quando arrivo alla conferenza, a cui  parteciperà, c’è un’aria molto tesa. Mi fanno entrare in una stanza ben arredata con poltrone bianche e un buffet carico di cornetti, succhi e caffè. Intorno tutti giornalisti che cercano di ingannare il tempo. Sembra che debba arrivare una star di Hollywood. Aspetto.

    Leggi tutto…

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