Quello che le donne [non] dicono

di Valeria Collevecchio

  • Due anni di crisi, due anni di storie, nel migliore dei casi, di cassa integrazione,  due anni con la valigia pronta a mangiare panini in aeroporto con un telefonino attaccato all’orecchio, due anni di volti, parole, emozioni e pensieri da raccontare.

     L’ultima, in ordine di tempo, mi porta a Torino.

    Stesso copione di sempre. Fiat blocca la produzione e l’indotto, senza commesse, va in affanno. Sono migliaia le donne che lavorano nelle fabbriche della città. La tradizione  le vede impegnate da un secolo a cucire i tessuti, i sedili, le palamine per le automobili dello stabilimento di Mirafiori o a fare lavori di precisione e pazienza.

    Oggi rischiano il posto di lavoro. Leggi tutto…

  • La dicitura “Laboratorio di nanoscienze e nanotecnologie” mette timore solo a scandirla tra i denti, freddi microscopi, dottori in camice bianco. Poi apprendo che a dirigerlo è una donna. Interessante.

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  • mar15

    Marta

    ore10:00

    Marta ha 35 anni, è alta un metro e settanta e pesa 32 chili.

    Marta è un nome di fantasia.

    Tutto il resto no.

    Entro in quella stanza d’ospedale, lei è lì, tranquilla, seduta sul letto, che sta mandando un messaggio dal cellulare. Da dietro, i capelli tirati su con una pinza, non ti accorgi di niente. Qualcuno la chiama, lei si alza, si volta, incrocia il mio sguardo. Faccio fatica a rimanere impassibile di fronte alla sua trasparenza, a quelle braccia che fendono l’aria come fuscelli, a quel bacino e quelle gambe che non esistono. Leggi tutto…

  • L’aspetto da più di due ore sotto casa sua, l’aspetto ma non arriva.

    Mi chiedo cosa faccia, dove sia finita una donna a cui è appena morto il compagno di una vita.

    Mi chiedo cosa potrò dire io a Daniela, cerco parole non banali per parlare di suo marito che si è appena tolto la vita, “strozzato” dai crediti, non dai debiti, da uno Stato che non paga i piccoli imprenditori e si prende il lusso di saldare i conti di lavori già eseguiti anche con due anni di ritardo.

    Poi la vedo da lontano, scende da una macchina berlina, ha una pelliccia sulle spalle, una sciarpa grigia elegante, i capelli in ordine e solo quegli occhiali da sole scuri che in un freddo dicembre fanno intuire la voglia di nascondersi al mondo, di soffrire in santa pace. Leggi tutto…

  • In questi 5 mesi abbiamo raccontato le donne che ogni giorno incontriamo rimbalzando da nord a sud, con  una valigia in mano, partendo al volo, senza preavviso, verso destinazioni quasi sempre sconosciute, con poco tempo a disposizione per capire, intervistare, girare, scrivere, montare, riversare il pezzo…Sedute per strada, appoggiate al muro, alla borsa, sul sedile della macchina, spesso saltando i pasti, dormendo poco e male, a volte prendendo parolacce e rischiando pure qualche schiaffo.

    Lasciando a casa mariti, compagni, fidanzati, figli grandi e piccoli, genitori anzani, cercando di essere allo stesso tempo buone mogli, madri, figlie, compagne, croniste. E riuscendoci, naturalmente, solo in parte.

     Questa giornata, e solo questa, la dedichiamo a noi.

    Enzaemira, Alessia, Chiara, Maria Grazia, Roberta, Rita, Francesca, Sara, Flavia, Francesca. E Valeria. Leggi tutto…

  • “Sono una persona comunissima, quasi banale nella mia quotidianità. L’unica cosa che chiedo è di tornarmene a casa con mio figlio Stefano che è la grande forza per andare avanti..io e mio marito Lino non siamo eroi, non siamo gente eccezionale.  Vogliamo solo una vita normale”.

    Questa volta Patrizia la incontro a Mantova. Recentemente ci eravamo viste a Roma, davanti a Montecitorio, e a Ferrara, in Tribunale, quelle poche volte che sono riuscita a seguire qualche udienza del processo a carico di 4 agenti di polizia accusati di aver ucciso il figlio Federico dopo un fermo. Leggi tutto…

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