E’ sulla banchina a Porto Santo Stefano. Circondata da altri giornalisti, quasi tutti stranieri.
Mi avvicino. Mi informo.
E’ una dei parenti dei dispersi del nufragio della Costa Concordia - mi dicono.
Sento qualche stralcio delle sue risposte ma aspetto che gli altri colleghi finiscano con le loro domande. Mi avvicino. Si sta imbarcando sul traghetto per l’isola del Giglio. E’ arrivata dal Peru’ con il padre.
“Su quella nave lavora mia sorella – mi dice – si chiama Erika, ha 26 anni, fa la cameriera”. Parla di lei sempre al presente. Poche parole perche’ il traghetto sta partendo. Anch’io mi devo imbarcare. Sto andando al Giglio per lavoro.
Un incontro inaspettato quello con Magdalene, una storia da raccontare per il tg della sera. A bordo mi avvicino di nuovo. Le faccio altre domande. E lei comincia a raccontarmi della sorella, di quanto ami la vita, di quanto sia sempre allegra, piena di sogni, una grande lavoratrice. Dieci ore al giorno su quella nave da quasi tre anni. Anche il suo volto è sempre sereno. Anche davanti a una tragedia. E’ l’anima dei popoli sudamericani. Un dolore composto, anche se mai rassegnato. Ci avviciniamo al Giglio, a qual gigante bianco inclinato che si fa via via sempre più vicino, sempre più grande. Gli occhi di Magdalene si incollano al finestrino e non si staccano più.
“E’ una grande tristezza” mi dice con parole sempre pacate, mai disperate.
Da quella mattina Magdalene prende il traghetto ogni giorno per andare al Giglio. Aspettando notizie dalla pancia ferita della Concordia, aspettando quel miracolo impossibile. Fino ad oggi.
“Il corpo trovato sul ponte 6 è un membro dell’equipaggio – recita l’agenzia di stampa – ha indosso la divisa della Costa”. E’ senza salvagente. E’ quello di Erika. Il viaggio di Magdalene è finito.
[Chiara Rossotto]
Domanda: se PIXEL e FUORI TG sono indicati tra i Blogs e sono invece “anche” tra le Rubriche del TG3 perché mai non mettete anche il Blog della giornalista Collevecchio tra le rubriche???
RAGAZZE, BUON POMERIGGIO – GRAZIE PER IL VOSTRO IMPEGNO
Che dire davanti a queste storie di ordinaria tristezza? un viaggio pieno di allegria, che all’improvviso per l’avventatezza di qualcuno e per questioni di vil danaro per altri si è trasformata in una tragedia. Non avrei voluto vedere la scena dei passeggeri che spingevano x salire a bordo o si litigavano il salvagente, quando magari mezz’ora prima incrociandosi sul ponte a braccetto con le rispettive consorti cedevano il passo, com’e’ strana la vita, da un momento all’altro ti catapulta da una realta’ all’altra.
non pensate che non commentare sia indifferenza è solo distrazione o mancanza di tempo al momento. grazie