Quello che le donne [non] dicono

di Valeria Collevecchio

  • E’ passata alla storia come “strage del venerdì santo”.

    28 marzo 1997.  A largo del canale d’Otranto una motovedetta albanese carica di profughi in fuga viene speronata da una corvetta italiana. In un minuto e mezzo il barcone si inabissa. 57 morti, in gran parte donne e bambini, 34 superstiti, 24 dispersi. Leggi tutto…

  • E’ sulla banchina a Porto Santo Stefano. Circondata da altri giornalisti, quasi tutti stranieri.

    Mi avvicino. Mi informo.

    E’ una dei parenti dei dispersi del nufragio della Costa Concordia –  mi dicono. Leggi tutto…

  • Arrivi li’ su quella banchina che brulica di gente.

    Ti tuffi giu’ dal traghetto che ti porta all’ isola del giglio in una confusione assordante.

    Un filo invisibile ti tira, ti giri e guardi verso il mare. Con la luce del giorno la tragedia del gigante sconfitto dallo scoglio, e’ ancora piu’ grande. Cosi’ vera da sembrare finta.

    Un giocattolo rotto abbandonato sulla secca.

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  • Incontro Emanuela all’Archivio di Stato. Ha scelto lei questo luogo così imponente e vetusto per la nostra intervista. “L’ho restaurato io” mi dice con gli occhi che le sorridono. Passeggiamo lungo i portici della corte centrale. E’ una doppia fila di archi su due piani. Lei si guarda intorno respirando la storia di quel luogo e accarezzando con lo sguardo ogni spigolo, ogni pilastro, ogni muro.

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  • Tonina ha gli occhi piccoli, gli occhialini calati sulla punta del naso e i capelli biondi lisci e composti che le scendono sulle spalle. Gira il budino nel pentolone come fosse una danza nervosa. Fatica a parlare come se la colata di fango che ha portato via la sua Vernazza le avesse portato via le energie e il fiato. Leggi tutto…

  • “Avevamo tre valigie piene siamo tornati senza niente, così…ma non importa…abbiamo i figli, i nipoti…siamo vivi”. Mi accorgo che  è quella laggiù la donna che sto aspettando appena vedo il nipotino col cappello di lana in testa che corre corre appena la intravede. E le scompare in braccio. I nonni sono tornati. Erano partiti appena ieri, dopo aver lavorato una vita, dopo sessant’anni, per la crociera da sogno, nella nave da sogno. Leggi tutto…

  • “Devi andare a Faenza ad incontrare le operaie dell’Omsa” mi dice il caporedattore, “sono finite tutte in cassaintegrazione anche se l’azienda non è in crisi”.

    Trecentocinquanta lavoratrici, tutte donne, si trovano dalla sera alla mattina senza lavoro. Parto. In viaggio contatto Samuela della CGIL, chiedo informazioni. Anche lei lavora all’Omsa.  Sam, così la chiamano, è un leone.

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  • gen10

    Neris

    ore17:28

    Ad accogliermi c’è Neris. I capelli corti corti, da mamma che lavora. Esita un attimo, cerca di capire chi ha davanti, poi mi abbraccia. Ha gli occhi azzurri. Diretti, semplici.

    “Sono passata per 4 aborti, due spontanei, due per scelta. Poi, abbiamo scoperto di essere portatori dell’atrofia spinale quando mia figlia aveva un mese e mezzo. Ci siamo accorti che si muoveva poco, credevamo fosse pigra. Siamo andati dal pediatra….”, si interrompe ma accanto a lei prosegue Alberto, suo marito, gli occhi tristi di un blu profondo : “in tre ore ci hanno detto che nostra figlia non sarebbe sopravvissuta oltre i sei mesi”.    Leggi tutto…

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